Il mobbing non resta chiuso in ufficio | così ‘contagia’ famiglia e socialità
Il mobbing sul lavoro si estende oltre l’ambiente professionale, influenzando anche la vita familiare e sociale. Le vittime spesso portano le tensioni a casa, creando conflitti con familiari e amici. La diffusione di comportamenti vessatori si traduce in un impatto che va oltre l’ufficio, modificando gli equilibri personali e relazionali. La dinamica si sviluppa attraverso atteggiamenti persecutori che si ripercuotono nelle relazioni di tutti i giorni.
di Alessandro Pedrazzi* Esiste una convinzione rassicurante secondo cui i problemi di lavoro dovrebbero restare chiusi in ufficio. La realtà, quando si parla di mobbing, racconta una storia diversa. La violenza psicologica sul lavoro non è un fenomeno confinato alle mura aziendali: è una “malattia contagiosa” che si insinua nelle dinamiche domestiche, alterando gli equilibri di coppia e le capacità genitoriali. La famiglia, che in prima istanza rappresenta il principale baluardo di difesa per la vittima, può trasformarsi, se il danno non viene riconosciuto per tempo, in una cassa di risonanza che amplifica il malessere invece di contenerlo. La letteratura clinica parla di “sindrome da corridoio”: quel percorso simbolico che il lavoratore compie rincasando senza riuscire a lasciarsi il problema alle spalle. 🔗 Leggi su Ilfattoquotidiano.it
El día que su novio le fue infiel conoció al amor de su vida
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