Violenza sessuale e il nodo del consenso nel ddl la giurista | Il rischio è che si torni a chiedere alla vittima se ha resistito abbastanza
Le motivazioni della Corte d’Appello di Firenze nel processo per violenza sessuale di gruppo coinvolgono anche il tema del consenso. La decisione non si limita a spiegare la condanna, ma evidenzia il rischio che la legge possa portare a chiedere alle vittime di dimostrare di aver resistito abbastanza. La giurista sottolinea come questa interpretazione possa influire sulla percezione del consenso e sulla tutela delle vittime.
Le motivazioni della Corte d’Appello di Firenze nel processo per violenza sessuale di gruppo a carico del calciatore Manolo Portanova e di altri tre imputati non si limitano a spiegare le ragioni della condanna. Affermano con chiarezza un principio destinato ad avere rilievo anche nel dibattito sulla riforma dell’articolo 609 bis del codice penale il cosiddetto ddl stupri: il fulcro del giudizio è il consenso, che deve essere “libero, attuale e specifico”, e non la capacità della vittima di opporsi o manifestare il proprio dissenso. Un’impostazione che, secondo l’avvocata Claudia Bini dell’Associazione Donna chiama Donna e parte civile nel processo a Portanova, richiama i principi della Convenzione di Istanbul e contribuisce a contrastare stereotipi ancora radicati sulla violenza sessuale. 🔗 Leggi su Ilfattoquotidiano.it

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