La parola che resta | lingua e teatro popolare alle Veglie di Agata
Durante le Veglie di Agata, si è tenuto un evento dedicato alla lingua e al teatro popolare, curato da Valentina Giua e Melina Pappalardo. La manifestazione ha evidenziato l’importanza della parola come elemento di memoria collettiva, attraversando diverse generazioni. La discussione ha coinvolto artisti e studiosi, che hanno condiviso testimonianze e performance legate al patrimonio linguistico e teatrale locale. Nessuna dichiarazione ufficiale è stata rilasciata in merito.
a cura di Valentina Giua Melina Pappalardo, Le Veglie di Agata 2026 Se c’è un filo che lega ogni tappa delle Veglie di Agata è l’idea della parola come radice, come memoria condivisa che attraversa generazioni. Ed è proprio questo il senso del momento dedicato alla lingua siciliana e al teatro popolare, tra le pagine più identitarie della serata. Melina Pappalardo e la Civita di Martoglio. Melina Pappalardo ha portato sul palco un’interpretazione in lingua siciliana dedicata a La Civita, lo storico quartiere popolare di Catania caro alla penna di Nino Martoglio. Un racconto che ha restituito al pubblico non solo un testo ma un intero mondo: quello di una lingua che è insieme suono, gesto e visione del mondo, capace di far rivivere un pezzo di identità popolare della città. 🔗 Leggi su Gbt-magazine.com

20 | La Parola che Redime: PeHaLiYaH
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