Quegli occhi sui matti da slegare Le fotografie che svelarono i manicomi
Negli anni Sessanta, le fotografie di diversi autori hanno portato alla luce le condizioni dei manicomi italiani, mostrando immagini di persone con malattie mentali rinchiuse e private di diritti. Queste immagini hanno contribuito a svelare le condizioni di isolamento e privazione, rompendo il silenzio che avvolgeva il tema. Le foto di Berengo Gardin, Cerati, D’Alessandro e altri hanno documentato quegli ambienti e le persone internate, offrendo uno sguardo diretto su un sistema ancora in vigore.
Matti, pazzi e da legare. Per decenni chi soffriva di una malattia mentale veniva rinchiuso nei manicomi, privato di identità e diritti. A metà degli anni Sessanta le fotografie di Gianni Berengo Gardin, Carla Cerati, Luciano D’Alessandro e poi quelle di Paola Mattioli, Uliano Lucas, Emilio Tremolada ed Enzo Umbaca squarciarono quel silenzio. Con Morire di classe (Einaudi, 1969), Franco Basaglia e Franca Ongaro portarono quella denuncia al Paese, aprendo la strada alla legge 180 del 1978 che sancì la fine dell’istituzione manicomiale e l’introduzione dell’assistenza psichiatrica territoriale. È su quella rivoluzione che nasce La liberazione possibile. 🔗 Leggi su Quotidiano.net

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