Provateci voi a fare la radiocronaca del tennis | l’arte del ritmo e del silenzio
Durante una trasmissione radiofonica, il commentatore ha descritto le partite di tennis sottolineando come l’arte del ritmo e del silenzio siano fondamentali nel racconto. A differenza della televisione, dove si osservano in silenzio i momenti di gioco, in radio è lo speaker a trasmettere le sensazioni, commentando con parole le fasi del match e creando un’atmosfera che coinvolge l’ascoltatore.
Alla radio il tennis esiste solo se qualcuno lo racconta, come gli altri sport ma il tennis di più. È l’esatto contrario di quanto accade davanti alla tv, dove il pubblico segue in silenzio il tonfo delle corde sulla palla, tre rimbalzi e poi lo scatto del servizio. Un rituale che rende superflua, quasi sacrilega, qualunque parola di troppo. Ma tolta l’immagine, restano solo le parole. Ed è proprio questo a rendere il tennis un caso più unico che raro nello sport radiofonico, accostabile forse solo al biliardo o al curling. Ora che si è concluso Wimbledon il New York approfondisce questa nicchia del giornalismo sportivo. Non è mica il calcio. La radiocronaca del tennis è un genere che nel tempo si è arricchito di pause discorsive, più voci in cabina, riferimenti a ciò che gli ascoltatori vedono o percepiscono da casa. 🔗 Leggi su Ilnapolista.it

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