Nell’antichità l’omosessualità era una questione di potere | da Achille ad Alessandro Magno fino alla pederastia
Nell’antichità, l’omosessualità era spesso collegata a rapporti di potere e status sociale. Achille, Alessandro Magno e figure storiche come Cesare e Socrate avrebbero risposto con sguardi perplessi se si fosse chiesto loro dell’orientamento sessuale. La pederastia e i rapporti tra uomini erano pratiche comuni e accettate in certi contesti, senza che si distinguesse chiaramente tra desiderio e ruolo sociale.
Se potessimo viaggiare nel tempo e chiedere a Giulio Cesare o a Socrate quale fosse il loro orientamento sessuale, probabilmente ci guarderebbero come se fossimo alieni. Il motivo? Nell’antica Grecia e nella Roma imperiale il concetto di “omosessualità”, come lo intendiamo oggi, non esisteva. Non c’erano etichette o barriere di genere, per i signori del mondo classico la bisessualità era la norma. Tuttavia, è importante non cadere in idealizzazioni. La sessualità antica non era legata al romanticismo, ma a rigide dinamiche di potere. L’omosessualità nell’antichità era libera, ma entro un certo limite. La regola d’oro del sesso nell’antichità era una sola: l’importante era chi stava sopra e chi stava sotto. 🔗 Leggi su Metropolitanmagazine.it

La concezione di omosessualità in Platone e nella cultura greca più in generale
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