A contatto con Peter Hujar
In vent’anni di attività fotografica, Peter Hujar ha lasciato poche testimonianze scritte di sé, tra interviste e lettere, nessun diario o autobiografia. La sua produzione si concentra principalmente sulle immagini, che ritraggono soggetti e ambienti in modo intenso e diretto. La mancanza di documenti autobiografici rende difficile ricostruire la sua vita al di là delle fotografie. La sua opera rimane così principalmente un insieme di scatti, con poche tracce di commenti personali.
In vent’anni di carriera Peter Hujar non ha lasciato molte tracce scritte di sé: pochissime interviste e lettere, nessuna autobiografia o diario. L’unico libro fotografico che è riuscito a realizzare prima che l’aids lo uccidesse nel 1987, è Portraits of life and death in cui raccolse i ritratti dei suoi amici della New York tra gli anni sessanta e settanta; personaggi forse irripetibili come William Burroughs, David Wojnarowicz, Susan Sontag, Fran Leibowitz, Robert Wilson, Divine e John Waters. A questi ventinove ritratti erano accostate le foto delle mummie nelle catacombe a Palermo. Vita e morte, appunto. Il 19 dicembre 1974 avvenne però... 🔗 Leggi su Internazionale.it

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