Circoli privati Interessi comuni come criterio per la scelta
Il Circolo Unione di Palermo, fondato quasi 300 anni fa, ha uno statuto che vieta alle donne di votare e di candidarsi agli organi direttivi. La notizia circola in queste ore e riguarda i criteri di scelta dei membri, basati su interessi comuni e appartenenza a circoli privati. La decisione di mantenere queste regole suscita discussioni sulla parità di genere all’interno di queste organizzazioni.
Baldelli Gira in queste ore la notizia del Circolo Unione a Palermo, fondato quasi trecento anni fa, il cui statuto vieta alle donne il voto e di candidarsi agli organi direttivi. Si potrebbe bollare la questione come folkloristica o uno stolido retaggio di un passato remoto, se non fosse che quest’anno ricorre l’ottantesimo dal voto alle donne e che in quello stesso anno, il 1946, è iniziata la stesura della nostra Costituzione il cui articolo 3 vieterebbe esplicitamente le discriminazioni contenute in quello statuto, come in altre decise di statuti dell’epoca e ancora vigenti in l’Italia, va detto. Il fatto, quindi, merita una riflessione. Pare che in quel Circolo palermitano le donne siano ammesse solo nelle vesti di ’frequentatrici’ e senza diritto di parola. 🔗 Leggi su Quotidiano.net

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