Gli ayatollah perseguono pure chi è in esilio Nel mirino il principe ereditario Reza Pahlavi
Il regime iraniano ha citato in giudizio membri dell’opposizione in esilio e media della diaspora, sostenendo che abbiano incitato le proteste avvenute l’8 e 9 gennaio. Tra le persone coinvolte c’è anche il principe ereditario. Le accuse riguardano presunte attività di propaganda che, secondo le autorità, avrebbero contribuito a destabilizzare il paese. La notizia è stata diffusa attraverso comunicati ufficiali del governo iraniano.
Il regime iraniano porta in tribunale l'opposizione in esilio e i media della diaspora, accusandoli di aver alimentato le proteste nazionali dell'8 e 9 gennaio. Il procuratore di Teheran, Ali Salehi, ha annunciato l'emissione di un atto d'accusa contro Reza Pahlavi, principe ereditario iraniano in esilio, e contro figure legate ai canali dell'opposizione Manoto TV e Iran International. Secondo Salehi, gli imputati sono accusati di aver contribuito a «creare le condizioni» per i disordini dell'8 e 9 gennaio, tra le proteste più sanguinose degli ultimi anni in Iran. I media vicini al regime, tra cui l'agenzia Fars, hanno rilanciato le sue parole senza fornire ulteriori dettagli sulle prove raccolte né sulla base giuridica dell'accusa. 🔗 Leggi su Iltempo.it

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