Nadeshiko Chronicles #13 – Akira Hokuto
Nel wrestling, la differenza tra atleti straordinari e altri si manifesta in un momento diverso dalla vittoria. Non è il momento del successo, con i gesti riconoscibili e il sollievo sul volto dei vincitori, ma un istante che segna la loro autenticità. Questo particolare momento, descritto come distintivo, distingue chi possiede una qualità speciale rispetto a chi si limita a seguire le regole della vittoria.
C’è un momento, nel wrestling, che separa le persone straordinarie da tutte le altre. Non è il momento della vittoria — la vittoria ha la propria grammatica, i propri gesti codificati, il sollievo che si porta sul viso di chi ha vinto e che il pubblico riconosce immediatamente. Il momento che separa è quello della sconfitta che non diventa resa. Quello in cui qualcosa si rompe — nel senso letterale, fisico, nel corpo — e il corpo non si ferma. Non perché non senta. Ma perché c’è qualcosa che pesa di più del dolore, e quel qualcosa ha la forma del ring davanti a sé e del pubblico che guarda. Nel 1987, durante il finale del primo fall di un match con le Red Typhoons, Hokuto subì una tombstone piledriver dalla seconda corda e si ruppe il collo. 🔗 Leggi su Zonawrestling.net

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