Nadeshiko Chronicles #12 – Bull Nakano
Un’immagine di Bull Nakano, riconoscibile anche da chi non ha mai seguito il wrestling, si diffonde tra i fan. Non si tratta di una mossa particolare o di un istante di combattimento, ma di un’immagine che rimane impressa, indelebile. La sua presenza nel ring e l’attitudine sono state catturate in un’immagine che resiste nel tempo, diventando simbolo di un’epoca.
C’è un’immagine che chiunque abbia visto Bull Nakano anche una sola volta porta con sé per sempre, anche se non sa spiegare perché. Non è una mossa specifica, non è un momento di un match preciso. È l’ingresso. Il modo in cui entrava nel palazzetto — la metà del cranio rasata, l’altra metà coperta da una cascata di capelli nerissimi raccolta in una struttura verticale impossibile, tenuta su con lacca e determinazione, che sfidava la fisica come sfidava ogni altra convenzione. Il trucco degli occhi, pesante e asimmetrico, che trasformava il viso in qualcosa di non del tutto umano nel senso rassicurante del termine. Il giubbotto di pelle. I nunchaku che giravano tra le dita con una padronanza che faceva capire, senza bisogno di spiegazioni, che non erano un accessorio decorativo. 🔗 Leggi su Zonawrestling.net

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