La guerra fredda delle biciclette

Notizia in breve

Tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, la bicicletta rappresentava il simbolo più diffuso della modernità. Consentiva a operai, contadini e artigiani di muoversi più in fretta, ampliando i propri orizzonti e conquistando una libertà prima inimmaginabile. La sua diffusione ha avuto un impatto significativo sulla mobilità e sulla vita quotidiana di molte persone in quel periodo.

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Tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, la bicicletta fu il simbolo più popolare della modernità. Permise a milioni di operai, contadini e artigiani di spostarsi più rapidamente, allargare il proprio orizzonte e conquistare una libertà fino ad allora impensabile. Così nacque il ciclismo e il grande racconto epico dell’Italia popolare. La rivalità tra Gino Bartali e Fausto Coppi incendiò le passioni dell’Italia uscita a pezzi dalla guerra. Diversi per carattere, stile e immagine pubblica, finirono presto per rappresentare qualcosa che andava oltre lo sport. Bartali, cattolico praticante e iscritto all’Azione Cattolica, divenne il simbolo di un’Italia legata alla tradizione. 🔗 Leggi su Ilpost.it

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