Residenti prigionieri nelle loro abitazioni
I residenti sono rimasti bloccati nelle loro case a causa della chiusura dei sentieri, problema segnalato per la prima volta nel 1993 senza risposte. Da allora, non sono stati fatti interventi significativi per riaprire i percorsi. La mancanza di una strategia di sviluppo per questa area è stata evidenziata come una delle cause principali del protrarsi della situazione. Non sono stati adottati provvedimenti concreti per migliorare l'accessibilità o promuovere la valorizzazione del territorio.
di Francesco Pascucci Presidente Stazio, il Pungitopo segnalò il problema della chiusura dei sentieri già nel 1993 senza ottenere risposta. Cosa è cambiato in trent’anni? "È mancata, innanzitutto, una visione di ciò che questo territorio poteva diventare. Il Parco del Conero è soggetto a una fortissima pressione antropica e fin dall’inizio i suoi vincoli sono stati percepiti più come un’imposizione che come una risorsa. Con poche risorse economiche a disposizione, l’ente fatica a tradurre le intenzioni in azioni concrete. I Comuni lo usano come vetrina, ma quando si tratta di assumere responsabilità fanno un passo indietro. Con una governance fragile e un gruppo tecnico capace ma sottodimensionato, la scelta di chiudere i sentieri per limitare i rischi diventa quasi obbligata. 🔗 Leggi su Ilrestodelcarlino.it

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