Il green pass antifascista dovremmo pure pagarcelo
Il green pass “antifascista” sarà a pagamento. Secondo quanto riferito, il documento sarà sottoposto a costi, come successo con le certificazioni durante la pandemia. Si parla di restrizioni che limiterebbero la libertà di espressione e di pensiero, con l’obiettivo di controllare il dissenso. La proposta ha suscitato polemiche, e si discute di un possibile ritorno a misure di sorveglianza e restrizione delle libertà individuali.
Come ai tempi del Covid, i progressisti vogliono reprimere il dissenso tracciando i limiti di ciò che si può dire e di quello che è vietato pensare. È una logica totalitaria. Dopo la sacrosanta denuncia del premier, il ministero di Giuli dovrebbe prendere provvedimenti. La sinistra italiana, è un fatto, non è mai uscita dalla logica del green pass. Anzi, si potrebbe dire che l’introduzione di lasciapassare sia la sua ambizione ultima, il compimento dei sogni progressisti di controllo sociale e rieducazione permanente. Non a caso Elly Schlein ha apprezzato l’idea che per partecipare alla fiera Più libri più liberi di Roma venga introdotto un patentino antifascista. 🔗 Leggi su Laverita.info

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Il greenpass antifascista è la nuova tessera del PNF per poter lavorare. Vannacci va facilmente al 10%, e sono sicuro che Pd e AVS (QI medio = 80) se la canteranno: L’hanno votato i fascisti e disagiati Cioè non capiranno un cazzo come al solito x.com
L’idea che una fiera del libro molto importante (a cui ho partecipato praticamente ogni anno con Paper First) sia costretta a esigere un patentino antifascista alle case editrici che vogliano parteciparvi, dice molto sullo svilimento e sul rincoglionimento di quest facebook