Pastori fattorini bigliettai il Mondiale dei calciatori lavoratori
Numerosi lavoratori, tra cui pastori, fattorini e bigliettai, sono coinvolti nel contesto del Mondiale, svolgendo attività che spesso si intersecano con il calcio. Molti di loro avevano sogni di diventare calciatori, ma si sono trovati a svolgere altri ruoli legati all’evento. Le storie raccontano di persone che, pur desiderando il sogno sportivo, continuano a lavorare in settori diversi, come la consegna di cibo, la vendita di biglietti o l’allevamento di animali. La manifestazione si presenta come un mosaico di percorsi lavorativi.
“Volevo fare il calciatore”. Sì, ma intanto facevi altro: staccavi i biglietti allo stadio, consegnavi la carne, portavi in giro le pecore. Il Mondiale è una raccolta di storie, una per ognuno dei 1.248 calciatori convocati, e alcune sono più interessanti di altre. Qui ci sono calciatori che hanno vissuto due o tre vite in una. Da ragazzi avevano un altro lavoro e consideravano un calcio un sogno da coltivare nel tempo libero. Bravi loro: è andata bene. Andy Robertson a 18 anni giocava per il Queen’s Park in seconda serie scozzese e guadagnava 18 sterline a settimana. Un ragazzo in cerca di un lavoro, che su Twitter scriveva #needajob: mi serve un lavoro. 🔗 Leggi su Gazzetta.it

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