A una vera democrazia non servono certificati
Durante la fiera letteraria, agli editori è stato richiesto di firmare una dichiarazione di antifascismo per poter partecipare. La richiesta ha suscitato reazioni diverse tra i presenti, alcuni la considerano una formalità, altri la ritengono un'ulteriore condizione. Nessuna legge obbliga a questa certificazione, che si inserisce in un dibattito più ampio sulla libertà di espressione e la neutralità degli eventi pubblici. La questione si inserisce nel confronto tra valori democratici e pratiche culturali.
Caro Direttore Feltri, ho letto che alla fiera «Più libri più liberi» si è pensato di chiedere agli editori una dichiarazione di antifascismo per poter partecipare. A me questa iniziativa lascia perplesso. Non perché io abbia simpatie per il fascismo, che appartiene alla storia, ma perché trovo inquietante che per accedere a uno spazio culturale si debba sottoscrivere una sorta di professione di fede politica. Lei cosa ne pensa? È una scelta legittima oppure siamo di fronte a una deriva ideologica che rischia di limitare la libertà di espressione? Luca Grasso Caro Luca, «Meno libri meno liberi», così dovrebbe chiamarsi la manifestazione. Penso che questa iniziativa sia sbagliata e pericolosa. 🔗 Leggi su Ilgiornale.it
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Civilization EP95: European Languages Uncovered: A Chronicle of Power and Conquest
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