Spunti di vista Non fare l’arbitro La provocazione dell’Aia di Lecco
L’Aia di Lecco ha pubblicato un messaggio che invita a non assumere il ruolo di arbitro, sottolineando che alcune parole possono sia ferire che aiutare. Il testo suggerisce che le parole possono fungere da stimolo, incoraggiando le persone a mettersi alla prova e a scegliere con consapevolezza cosa dire. La comunicazione si rivolge a chi si trova indeciso, evidenziando l’importanza di usare parole che possano supportare invece di danneggiare.
Mola Ci sono parole che feriscono e altre che aiutano. Diventando assist perfetto per chi è indeciso, uno stimolo che invita a mettersi alla prova. Ancor più importanti se indirizzate ai giovani. Fra queste il “singolare“ appello dell’Aia di Lecco, che senza promettere facili guadagni e ingressi omaggi negli stadi di serie A ha invitato con una comunicazione semplice e diretta tanti ragazzi a intraprendere un percorso, quello che gli arbitri chiamano “missione“. Parola che in questo caso fa rima con passione. Eppure lo slogan sembra inquietante: NON FARE L’ARBITRO. Poi però il messaggio si scioglie in un dialogo virtuale con gli aspiranti “fischietti“ pieno di verità. In cui si “spiega“ perché si dovrebbe rinunciare al sogno di indossare la divisa: "Ascoltami bene. 🔗 Leggi su Sport.quotidiano.net

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