Il mostro di Frankenstein La guerra cognitiva russa e la narrativa che cuce ideologie morte
Un’immagine ricorrente nei romanzi gotici dell’Ottocento mostra un medico che di notte rovista tra i cadaveri in un cimitero, smembra e ricuce arti di diversi corpi nel tentativo di creare una creatura viva. Questa scena si ripete come simbolo di un tentativo di dare senso a parti sconnesse, di ricostruire la vita da frammenti. La scena rappresenta un’ossessione di unire elementi disparati senza un vero scopo di vita.
C’è una scena ricorrente nei romanzi gotici dell’Ottocento: il dottore folle che di notte fruga nei cimiteri, strappa arti da cadaveri diversi e li cuce insieme sperando di ridar vita a qualcosa che non ha mai avuto una vita unitaria. È la metafora più precisa per descrivere l’architettura della guerra cognitiva russa nel conflitto ucraino: una narrativa “Frankenstein” che assembla frammenti di ideologie morte — anticapitalismo, antimperialismo, nostalgia sovietica, neopaganesimo slavo, suprematismo bianco, retorica pacifista — e li cuce in un mostro coerente solo nell’odio per l’Occidente liberaldemocratico. Il paradosso al cuore dell’operazione è tanto evidente quanto sistematicamente ignorato: la Russia di Putin giustifica la propria invasione dell’Ucraina come una “missione di denazificazione”, mentre le sue unità d’élite sul campo ostentano apertamente la simbologia del Terzo Reich. 🔗 Leggi su Formiche.net

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