I kalashnikov di Cosa nostra a Palermo tra agguati sparatorie e pizzo Otto fermi nel mandamento mafioso di Tommaso Natale San Lorenzo
Sono stati eseguiti otto fermi nel mandamento mafioso di Tommaso Natale e San Lorenzo a Palermo. Le indagini hanno ricostruito l'uso di armi da fuoco, tra cui kalashnikov, in episodi di agguati e sparatorie. Sono stati accertati anche pagamenti di estorsioni, comunemente noti come “pizzo”. La polizia ha sequestrato armi e documenti legati alle attività criminali. Le attività investigative hanno coinvolto anche il controllo di attività illegali legate alla gestione del territorio.
In fondo è la storia che un po' si ripete a Palermo. Negli anni 8o, quando la mafia progettava la terribile stagione degli omicidi istituzionali per provare a smantellare lo Stato colpendo magistrati, poliziotti e carabinieri, in città arrivò una “partita” di kalashnikov che andavano provati per cercare di bucare le auto blindate dei giudici. E i picciotti cominciarono a sparare all'impazzata contro le vetrine blindate delle gioiellerie per vedere che effetto faceva. Il clima di terrore era palese per le strade. Oggi che a Palermo s'è aperta una nuova stagione, ben diversa, di kalashnikov per le strade, questa volta per riguadagnare quella supremazia mafiosa persa, il terrore c'è ancora tutto tra la gente e una risposta forte da parte dello Stato era necessaria. 🔗 Leggi su Feedpress.me
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Tgs. . Il mandamento Tommaso Natale-San Lorenzo è in fibrillazione. Dopo il maxi blitz che ha portato a 181 arresti, i giovani picciotti tentano la scalata a colpi di kalashnikov. Donata Calabrese facebook
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