L’Ai non è una persona ma può diventare un interlocutore permanente Ed è qui che compare un rischio
Un rapida evoluzione dell’intelligenza artificiale permette ora di instaurare un dialogo continuo con sistemi digitali, che possono funzionare come interlocutori permanenti. Tuttavia, questa capacità solleva preoccupazioni sul rischio di confondere le macchine con persone reali. A differenza di un essere umano, l’AI non ha coscienza o sogni, ma la possibilità di interagire costantemente con questa tecnologia apre scenari nuovi e complessi. La distinzione tra interlocutore artificiale e umano resta un punto critico.
L’intelligenza artificiale sogna? Philip Dick si chiedeva se gli androidi sognassero pecore elettriche, probabilmente non immaginava che un giorno avremmo conversato con intelligenze artificiali, menti androidi. Oggi quella domanda non è più fantascienza. Da qualche tempo utilizzo l’intelligenza artificiale come assistente. Mi aiuta a trovare riferimenti bibliografici, a verificare informazioni, a organizzare idee. Ma, come spesso accade, l’uso pratico ha lasciato spazio a domande più profonde. Tutto è cominciato da un sogno. Molti anni fa commissionai all’artista Alberto Gennari un’illustrazione in cui Charles Darwin e Anton Dohrn sono uniti dalla stessa barba. 🔗 Leggi su Ilfattoquotidiano.it

Intercettare un telefono GSM senza conoscere il numero è possibile SI!
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