Alzheimer Schöll università di Göteborg | Standardizzare biomarcatori per curare meglio
Uno studio suggerisce che per integrare i biomarcatori ematici nell’assistenza clinica europea, è necessario adottare metodi di misurazione armonizzati e standardizzati. In particolare, occorre definire valori soglia condivisi per i test, affinché siano efficaci in diversi contesti clinici e facilitino diagnosi più accurate. La standardizzazione mira a migliorare l’applicazione dei biomarcatori nel trattamento della malattia di Alzheimer, con l’obiettivo di garantire coerenza e affidabilità nei diversi sistemi sanitari.
Milano, 10 giu. (Adnkronos Salute) - "Affinché i biomarcatori ematici possano essere implementati nell'assistenza clinica in tutta Europa, dobbiamo stabilire metodi armonizzati e standardizzati, come i valori soglia dei test, che funzionino effettivamente nei diversi contesti clinici. Non esiste un unico modello di applicazione, progettato appositamente per i biomarcatori ematici nell'ambito dell'assistenza clinica. In Europa, al momento, dobbiamo ancora lavorare su questo aspetto, per capire se funziona solo nei pazienti sintomatici, se si tratta di un test di conferma o di esclusione per l'amiloidosi correlata all'Alzheimer e così via. Si tratta di un biomarcatore scalabile e ad alto potenziale, in grado di rafforzare, ad esempio, l'assistenza primaria, dove al momento non c'è alcun accesso alla diagnosi biologica". 🔗 Leggi su Iltempo.it

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