L’intercettazione e l’equivoco su una parola in dialetto | condannato e assolto dopo 21 anni di carcere per una consonante
Un uomo è stato condannato e successivamente assolto dopo 21 anni di carcere a causa di un equivoco legato a un’intercettazione telefonica. La confusione si è verificata per una consonante in una parola in dialetto, che ha portato a una condanna errata. L’indagine si è basata su un’interpretazione sbagliata di un termine, che ha influenzato il procedimento giudiziario. La vicenda si è svolta tra il 2017 e il 2026, con il soggetto coinvolto che si trovava davanti al tribunale di una città del Sud.
Taranto, 6 maggio 2026 – Nella foto del febbraio 2017 siete insieme, davanti al tribunale di Catanzaro. Il suo cliente, Angelo Massaro, è stato appena assolto dopo aver scontato 21 anni e sta per passare alla storia come uno degli errori giudiziari più clamorosi d’Italia. Condannato a 24 anni per un omicidio mai commesso. Innocente ma incastrato da un’intercettazione, una parola in dialetto trascritta male. Avvocato Salvatore Maggio, come è stato possibile tutto ciò? “Posso solo intuirlo perché non ho vissuto i tre gradi di giudizio, sono intervenuto quando ormai era in espiazione di pena, aveva già scontato 17 anni sui 24 che gli erano stati inflitti”. Come vi siete conosciuti? “Mi ha scritto una lettera, mi ha chiesto un incontro, era in carcere a Melfi. 🔗 Leggi su Quotidiano.net

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