Strage di braccianti ad Amendolara alle vittime inflitta una morte atroce e una lenta agonia tra le fiamme Gip | Trappola omicidiaria
Il giudice ha descritto come i quattro braccianti siano stati uccisi in modo atroce, con una morte lenta tra le fiamme. Secondo il gip, l’omicidio sarebbe stato pianificato come una vera e propria “trappola omicidiaria” dai due indagati pakistani. La ricostruzione si basa sugli elementi raccolti durante le indagini, che indicano un coinvolgimento diretto dei sospettati nelle fasi che hanno portato alla tragedia.
Il modo in cui sono stati uccisi i quattro braccianti agricoli ad Amendolara, nella Sibaritide, per il gip Orvieto Matonti è stata una vera e propria “trappola omicidiaria”, ordita dai due indagati pakistani Alì Raza e Ahmed Safeer. È quanto c’è scritto nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nei loro confronti dal giudice per le indagini preliminari che ha convalidato il fermo disposto dalla Procura di Castrovillari poche ore dopo l’incendio del minivan all’interno del quale, il primo giugno, sono morti carbonizzati tre afgani e un pakistano: Waseem Khan, Fazal Amin Khogyan, Ismat Ullah Qiemi e Amjad Safi. Un quinto bracciante, Taj Mohammad Alamyar, è riuscito invece a salvarsi scappando dal portellone posteriore mentre il mezzo andava a fuoco. 🔗 Leggi su Ilfattoquotidiano.it

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