La trave nel piatto – Hormuz l’altro ostaggio si chiama agricoltura

Notizia in breve

La guerra in Iran e la chiusura dello stretto di Hormuz minacciano il settore agricolo, considerato fragile e vecchio. La crisi geopolitica mette a rischio la sicurezza alimentare, evidenziando la vulnerabilità di un sistema agricolo che si presenta più debole che innovativo. La chiusura dello stretto, strategico via di passaggio, aggrava le difficoltà di approvvigionamento di materie prime e prodotti alimentari. La situazione sottolinea come le tensioni internazionali possano colpire anche l'agricoltura locale.

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Il solido sistema agricolo moderno è vecchio, non moderno, è fragile, non solido. È questa la trave che la guerra in Iran e la conseguente chiusura dello stretto di Hormuz ci serve nel piatto. Il modello di produzione agricola vigente è dipendente dal fossile: poiché dallo stretto di Hormuz passa un quarto del petrolio mondiale, ma soprattutto un terzo del commercio marittimo di fertilizzanti e dei componenti necessari per produrli (ammoniaca, urea, zolfo). Questo porta molti agricoltori a temere sulle prossime semine. Secondo le Nazioni Unite, a rischio fame 45 milioni di persone in più nel mondo, se la situazione non si sblocca rapidamente. Tra l’altro una criticità simile legata ai fertilizzanti si era presentata già nel 2022, dopo l’ aggressione russa all’Ucraina, essendo quest’ultima un esportatore di fertilizzanti azotati. 🔗 Leggi su Ilfattoquotidiano.it

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