La strage di braccianti ad Amendolara il superstite | Ci volevano uccidere perché avevamo chiesto i soldi o un contratto di lavoro Monsignor Savino | Il caporalato cresce dove lo Stato arriva tardi dove i controlli sono insufficienti dove il lavoro viene comprato al ribasso
Un superstite della strage di braccianti ad Amendolara ha dichiarato che i morti sono stati uccisi perché avevano chiesto pagamenti o un contratto di lavoro. La tragedia ha coinvolto quattro persone. Un rappresentante religioso ha affermato che il caporalato si diffonde in zone con controlli statali carenti e dove il lavoro viene sottopagato. La zona è da anni teatro di attività sindacali e di lotte per i diritti dei lavoratori.
Secondo le indagini della Squadra Mobile di Cosenza, due uomini di origine pachistana, Alì Raza e Ahmed Safeer, entrambi trentunenni e ritenuti legati al sistema del caporalato locale, hanno bloccato il mezzo sul quale viaggiavano i lavoratori e lo hanno incendiato dopo averlo cosparso di benzina. Le immagini delle telecamere di videosorveglianza di un distributore di carburante lungo la Statale 106 mostrano l'aggressione. Per Alì Raza e Ahmed Safeer sono stati convalidati i fermi ed emessa ordinanza di custodia in carcere. Sono accusati dalla Procura di Castrovillari di omicidio plurimo e pluriaggravato. All'interno del veicolo si trovavano cinque persone. Prima di arrivare in Calabria, scrive il Post, avevano lavorato tutte in un’azienda di rifiuti in Sardegna, dove avevano ottenuto il permesso di soggiorno. 🔗 Leggi su Vanityfair.it

Strage dei braccianti a Cosenza, perché sono stato bruciati vivi e il racconto choc
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