Braccianti bruciati il superstite | Ci davano da mangiare ma non i soldi | L' appello del vescovo | Stop al silenzio sporco della connivenza

Notizia in breve

Un bracciante ha raccontato di essere riuscito a scappare da un incendio che ha coinvolto un gruppo di lavoratori, rompendo un finestrino dell’auto prima che fosse data alle fiamme. Ha riferito che ricevevano cibo, ma non il pagamento previsto. Il vescovo ha fatto un appello per fermare il silenzio e la connivenza riguardo a questi episodi. Le autorità stanno indagando sull’incendio e sulle condizioni dei lavoratori coinvolti.

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"Hanno buttato la benzina e poi hanno dato fuoco". La testimonianza è quella di un cittadino afghano che viveva insieme ai quattro braccianti morti carbonizzati in un'auto ad Amendolara, nel Cosentino. L'uomo è un sopravvissuto: in base a quanto ha raccontato in un'intervista al TgR Calabria in cui appare con le braccia fasciate per le ustioni, si trovava anche lui nell'auto che poco dopo sarebbe stata data alle fiamme, ma è riuscito a fuggire rompendo un finestrino della vettura. "Basta con il silenzio sporco delle convenienze", ha tuonato vice presidente della Cei e vescovo di Cassano allo Ionio, monsignor Francesco Savino, mentre il presidente della regione Calabria, Roberto Occhiuto, ha definito "disumani" gli autori del brutale omicidio. 🔗 Leggi su Tgcom24.mediaset.it

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© Tgcom24.mediaset.it - Braccianti bruciati, il superstite: "Ci davano da mangiare, ma non i soldi" | L'appello del vescovo: "Stop al silenzio sporco della connivenza"
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