Erranze di Andrej Platonov nel deserto della Turkmenija e in quello dell’anima
Nel deserto della Turkmenija, lo scrittore si trovò a vagare tra dune e silenzio, lontano dalla città e dalla vita politica. Durante gli anni Trenta, fu escluso due volte dal Partito e allontanato dalle attività a Mosca. Le sue peregrinazioni lo portarono a cercare rifugio tra le sabbie e i ricordi, mentre il suo percorso personale si intrecciava con le difficoltà di quel periodo storico.
Scaraventato dal Partito per ben due volte nei primi anni Trenta dalle brulicanti vie di Mosca all’informe deserto della Turkmenija, Andrej Platonov annotava nel suo taccuino: «Non importa quanta acqua si possa far scorrere nel deserto, non per questo diventerà più allegro. Il deserto è una madre avara e magra che da tempo ha ridotto le proprie ossa in polvere e le ha disperse al vento». Se la forza espressiva di questa metafora finisce inevitabilmente compromessa nella traduzione italiana (in russo il deserto – pustinja – è un sostantivo femminile), al contempo risulta chiaro quale frustrazione debba aver provato l’ingegnere Platonov, ex addetto alla bonifica delle paludi, di fronte a quella terra desolata e sterile. 🔗 Leggi su Cms.ilmanifesto.it

Notizie e thread social correlati
Leggi anche: L’oro blu nel deserto, Ksb e la sfida nel Sahara: “Acqua ed emancipazione dove c’era solo deserto”
Salto con gli sci, Oslo è diventata una “Cattedrale nel deserto”. Quello degli spalti…La Coppa del Mondo maschile di salto con gli sci si sposta in Scandinavia per gli ultimi appuntamenti della stagione, mentre Oslo si presenta come...