Nelle celle di Israele neanche la violenza è uguale per tutti

Notizia in breve

Dopo circa 46 ore dal sequestro, una donna con un megafono si è presentata sopra la passerella della nave, che fungeva da prigione in Israele. Nella stessa occasione, si è verificato un momento di tensione tra i sequestratori e le persone a bordo. La scena si è svolta mentre le persone erano ancora rinchiuse nelle celle, evidenziando le diverse modalità di trattamento all’interno del sistema carcerario israeliano.

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Erano passate circa quarantasei ore dal nostro sequestro quando la donna mascherata con il megafono è comparsa sopra di noi, sulla passerella della nostra nave-prigione israeliana. A quel punto, più di qualche compagno era riuscito a sbirciare sotto uno dei nostri dormitori improvvisati e a intravedere una lunga striscia verde di terra. Per due giorni avevamo letto il sole come un presagio, cercando di capire se ci stessero portando verso l’Egitto, Cipro, la Grecia o Israele. Sud significava una forma di speranza. Nord un’altra. Est significava la cosa che nessuno di noi voleva dire troppo ad alta voce. Nelle ultime ore del viaggio, la nave si muoveva inequivocabilmente verso est. 🔗 Leggi su Cms.ilmanifesto.it

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