Il cibo è uno strumento di soft power e diplomazia
Il cibo viene utilizzato come strumento di soft power e diplomazia. Durante un evento ufficiale, un rappresentante ha eseguito un inchino studiato, ripetuto sei volte tra ingresso e uscita, con una precisione che richiamava le cerimonie di ricevimento delle credenziali diplomatiche davanti a un sovrano. La scena ha evidenziato l’importanza simbolica delle pratiche rituali in ambito diplomatico, sottolineando come i gesti e le tradizioni siano strumenti di comunicazione tra le nazioni.
Al Gastronomika Festival, Inigo Lambertini e Marco Pratolongo hanno raccontato come l’enogastronomia possa essere anche codice politico, gesto di ospitalità e lingua culturale dell’Italia nel mondo L’inchino era stato studiato. Sei volte, tra ingresso e uscita, con la precisione un po’ teatrale che accompagna le credenziali diplomatiche davanti a un sovrano. Inigo Lambertini, allora ambasciatore d’Italia a Londra, si trovava davanti a re Carlo III nel dicembre 2022, in una di quelle occasioni in cui tutto sembra già scritto: abiti formali, regole, distanze, formule. Poi il re, conclusa la parte ufficiale, cominciò a parlare. Non di dossier, non di trattati, non di equilibri internazionali. «Lo sa, ambasciatore, che io nella vita ho due grandi passioni: l’ambiente e il cibo italiano», racconta Lambertini. 🔗 Leggi su Linkiesta.it

Pesan Khusus Wakil Presiden Taiwan Lewat Kue nanas
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