Ainett Stephens | In Venezuela rapirono mia madre e mia sorella i loro corpi non sono mai stati ritrovati Sono arrivata in Italia come badante del mio fidanzato Mi dissero che non avrei mai lavorato perché nera

Notizia in breve

Una donna venezuelana ha raccontato di essere arrivata in Italia come badante, accompagnata dal suo fidanzato, dopo aver vissuto un’infanzia segnata dal razzismo nel suo paese. Ha riferito che le è stato detto che non avrebbe mai potuto lavorare a causa della sua pelle scura. La sua famiglia è stata vittima di un rapimento nel Venezuela, e i corpi di madre e sorella non sono mai stati ritrovati.

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In una lunga intervista rilasciata al Corriere della Sera, Stephens ripercorre la sua vita partendo dall’infanzia in Venezuela, passando per il razzismo subito da bambina, l’arrivo in Italia a soli 19 anni, fino al trauma più grande: il rapimento e la scomparsa della madre e della sorella nel 2004. «Alle elementari, se certi compagni mi sfioravano, poi dicevano che li avevo macchiati di nero», racconta. Un razzismo quotidiano, interiorizzato prestissimo. E che, spiega, non è sparito nemmeno una volta arrivata in Italia. «Mi dissero che non avrei mai lavorato perché ero nera». Stephens arriva in Italia alla fine degli anni Novanta. Ha 19 anni e, racconta, un contratto da badante. 🔗 Leggi su Vanityfair.it

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© Vanityfair.it - Ainett Stephens: «In Venezuela rapirono mia madre e mia sorella, i loro corpi non sono mai stati ritrovati. Sono arrivata in Italia come badante, del mio fidanzato. Mi dissero che non avrei mai lavorato perché nera»
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