Cannes rimasto al politicamente corretto
A Cannes, il festival si è mantenuto su un registro più neutro rispetto a quanto avvenuto alla Berlino di qualche mese fa, dove il presidente di giuria aveva suscitato diverse polemiche. La selezione delle opere e le scelte di programmazione sono state orientate a evitare scandali pubblici e a mantenere un tono più istituzionale. La decisione di non affrontare temi scomodi o controversi sembra aver prevalso rispetto a interventi più audaci, in una edizione che si presenta con un approccio più conservatore.
Forse per evitare le polemiche dello scorso festival di Berlino dove il presidente di giuria, un certo Wim Wenders, è stato crocifisso per aver detto che gli artisti devono «restare fuori dalla politica, perché se realizziamo film dichiaratamente politici, entriamo nel campo della politica», il presidente di quello di Cannes, il regista coreano Park Chan-wook, ci ha tenuto a dire: «Non credo che il cinema e la politica debbano essere separati». Poi ha spiegato meglio che «tra l’arte e la politica non si contrappongono conflitti, purché i valori siano espressi in maniera artistica». Ah, l’arte, questa sconosciuta! Il politicamente corretto vuole invece che un artista si dichiari senza se e senza ma, ovviamente solo dicendo quello che si vuole sentire dire. 🔗 Leggi su Ilgiornale.it

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