Richiami continui e controlli ossessivi sul lavoro scatta il mobbing | la sentenza
Una recente sentenza ha confermato che i richiami frequenti e i controlli ripetuti sul luogo di lavoro costituiscono mobbing. La decisione si è basata sul fatto che, quando un dipendente non è più in grado di svolgere determinate mansioni a causa di problemi di salute, non può essere automaticamente trasferito a ruoli inferiori senza un giustificato motivo. La pronuncia ha chiarito un principio spesso frainteso dalle aziende, riguardante i limiti di tali spostamenti e il rispetto delle condizioni del lavoratore.
C’è un principio spesso frainteso dalle aziende: il lavoratore che —a causa delle proprie condizioni di salute — non possa più svolgere determinate attività , non può essere automaticamente spostato a mansioni inferiori. Il datore dovrà prima verificare concretamente la possibilità di assegnarlo a mansioni equivalenti e compatibili con il suo stato di salute. Soltanto se questo risulti impossibile potrà legalmente designarlo a un livello professionale più basso. Lo ha spiegato la Cassazione con la sentenza 125472026, ribadendo anche che si può parlare di mobbing  non sulla base di un singolo episodio isolato, ma con la valutazione complessiva di una serie di comportamenti ostili e discriminatori, coordinati e protratti nel tempo. 🔗 Leggi su Quifinanza.it

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