Contro il romanzo globale
Negli ultimi tempi si osserva un fenomeno che riguarda il mondo della letteratura, dove il romanzo sembra aver perso la sua connotazione politica e si presenta sempre più come un prodotto senza confini. La diffusione di opere scritte in una lingua universale potrebbe portare alla scomparsa delle differenze culturali che caratterizzano le singole tradizioni letterarie. Questa tendenza solleva interrogativi sulla capacità del romanzo di rappresentare le identità locali e le sfumature che le definiscono.
Questo articolo è stato pubblicato il 17 ottobre 2013 nel numero 1021 di Internazionale. Tra il 1952 e il 1957 Nagib Mahfuz non scrisse romanzi né racconti. Non era un caso di blocco dello scrittore. Mahfuz, che aveva ultimato il suo capolavoro, La trilogia del Cairo, all’inizio degli anni cinquanta, spiegò in seguito di aver sperato che il regime rivoluzionario egiziano realizzasse gli obiettivi dei suoi romanzi realisti, concentrando l’attenzione dello stato sui problemi sociali, economici e politici. A farlo riavvicinare alla narrativa, una narrativa più simbolica e allegorica, sarebbe stata la disillusione. Nel 1967, la devastante sconfitta inflitta da Israele all’Egitto avrebbe costretto Mahfuz a smettere di nuovo di scrivere, per poi riprendere ancora con alcune opere dichiaratamente politiche. 🔗 Leggi su Internazionale.it

Perché la guerra tra Stati Uniti ed Iran è già globale
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