Dai media tradizionali ai big di Internet | davvero c’è più pluralismo?

Negli ultimi anni, si è assistito a un aumento di canali di informazione, dai media tradizionali alle piattaforme online di grandi aziende. Questa crescita ha portato a una maggiore varietà di contenuti disponibili, ma non sempre si può parlare di una reale diversità di opinioni. Nel frattempo, le discussioni sul finanziamento pubblico ai giornali continuano a dividere opinioni, anche se le puntate precedenti hanno chiarito che criticare questa pratica non significa rifiutare il pluralismo.

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Riassunto delle puntate precedenti: criticare il finanziamento pubblico ai giornali, una battaglia identitaria del grillismo, è sbagliato. La cultura come privilegio o come bene pubblico. Dietro la critica ai finanziamenti pubblici alla cultura s’annida una rappresentazione moralistica del lavoro culturale. Il discorso populista descrive la cultura organizzata (giornali, teatri, cinema d’autore, università, festival e istituzioni artistiche) come élitaria e parassitaria. Il problema è che la cultura e l’informazione non funzionano come un mercato. I giornali indipendenti, per esempio, non possono sopravvivere solo grazie alle vendite, in un sistema mediatico dominato da grandi gruppi industriali e piattaforme digitali multinazionali.🔗 Leggi su Ilfattoquotidiano.it

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