Ecco quel che mi confidò nei nostri incontri Diego Marmo il pm che chiese la condanna di Enzo Tortora
Durante i nostri incontri, ci scambiavamo chiacchiere informali, spesso iniziando con una bottiglia d’acqua o un caffè. Prima di addentrarci nel lavoro, parlavamo della partita del Napoli, un’abitudine che rendeva i momenti di conversazione più spontanei e rilassati. In quelle occasioni, il pm che aveva richiesto la condanna di un noto imputato condivideva alcuni dettagli sui suoi incontri e sulle conversazioni avute.
Ci incontravamo. Ero di casa. Prima l’acqua e poi il caffè. C’era un breve preliminare: commentare la partita del Napoli. È primavera 2025, il profumo nell’aria è quello del quarto scudetto degli azzurri. A spizzichi e bocconi cominciava il racconto intervallato da rimandi, anticipazioni e salti temporali. All’inizio sono state parole pesate, accompagnate da un atteggiamento guardingo. Sembrava il resoconto di un verbale da trasmettere agli uffici della Procura della Repubblica. Termini tignosi, dettagli in punta di diritto, citazioni di articoli e relativi commi sparsi, soprattutto il tratteggio temporale e il contesto giurisprudenziale entro il quale si snodano i fatti.🔗 Leggi su Ilfattoquotidiano.it

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