Dopo il delitto Bakary Sako la città vecchia di Taranto si interroga | le parole di Don Emanuele Ferro tra vergogna e responsabilità
Dopo il delitto avvenuto nel quartiere storico di Taranto, la comunità si interroga sulle parole di un sacerdote locale, tra sentimenti di vergogna e senso di responsabilità. Le parole, pronunciate in un momento di grande tensione, hanno acceso un dibattito sulla percezione dell’accaduto e sulle eventuali implicazioni sociali. La città si trova a fare i conti con il dolore e la paura che quanto successo possa essere minimizzato o passato sotto silenzio.
La vergogna, il dolore. Poi anche la paura che quanto accaduto possa essere archiviato o derubricato in alcune pieghe della società come una semplice “bravata”. Non la rassegnazione, però. Quella no. Don Emanuele Ferro, monsignore ma per tutti affettuosamente il “don”, è il parroco della basilica cattedrale San Cataldo nella città vecchia di Taranto. Affida ai social e poi alle parole pronunciate a Quotidiano tutta l’amarezza per l’omicidio di Bakari Sako, il 35enne maliano ucciso brutalmente da un gruppo di giovani a pochi passi dalla sua parrocchia. “A noi la vergogna sul volto”, ha scritto nel post che in poche ore ha raccolto centinaia di condivisioni e commenti.🔗 Leggi su Quotidianodipuglia.it

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