Quel male di vivere che rende tutto uguale
Un sentimento di malessere che rende tutto simile è al centro di un testo che descrive il desiderio di raggiungere Mosca, considerata un luogo superiore rispetto alla provincia. La narrazione si concentra su una persona che, dall’entroterra, sogna la capitale, trovandola come una meta irrinunciabile e preferibile rispetto alla vita quotidiana. La scena trasmette un senso di nostalgia e di aspirazione verso un luogo che rappresenta qualcosa di più grande.
"A Mosca! A Mosca". Che al mondo nulla vi è di meglio. O qualcosa del genere. Specie se osservi la capitale da lontano, impantanato nella piccola provincia. Cornice cechoviana piuttosto classica. Dove il mal di vivere morde forte alle caviglie. E i sogni (le ambizioni) sfioriscono nel tempo che passa e che distrugge e che dimentica. O almeno così è da sempre per le " Tre Sorelle ", da stasera a domenica all’ Elfo Puccini nella versione di Liv Ferracchiati. Sottotitolo: "Nevica. Che senso ha?", suggestione che spinge subito verso orizzonti esistenzialisti e personali. Come già i precedenti Cechov firmati per il Piccolo. Qui invece una produzione dello Stabile di Torino.🔗 Leggi su Ilgiorno.it

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