Metrica come sopravvive l’incanto in Caproni Marin Giudici…
La poesia, un tempo strettamente collegata alla musica e ai suoi effetti magici, veniva considerata un dono divino dagli autori antichi. Tra questi, Orfeo si distingueva per la capacità di muovere l’abisso con le sue note dolci. Oggi si analizzano ancora le tecniche metriche di autori come Caproni, Marin e Giudici, per capire come l’incanto di quella tradizione sia sopravvissuto nel tempo.
Studi di metrica L’impegno ventennale di Rodolfo Zucco in due raccolte di saggi (SEF e Franco Cesati) sui poeti contemporanei, anche traduttori, attorno alla funzione persistente della rima e della metrica Quando quest’arte era intimamente legata agli effetti magici della musica, gli autori antichi consideravano la poesia un dono degli dèi: così Orfeo con «dolce nota muove l’abisso, e con l’ornata cetra», secondo la Fabula di Poliziano. Dopo la tabula rasa operata dal Novecento e segnatamente dalle avanguardie nei confronti della tradizione lirica si potrebbe pensare che il linguaggio della poesia, oggi, abbia perduto o rischi facilmente di perdere la sua qualità di «incanto», anche inteso come incantesimo, avendo da un secolo rinunciato alla necessità di una forma, di un fine e persino a ogni selettività di registro.🔗 Leggi su Cms.ilmanifesto.it

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