L’uomo dei dadi di Luke Rhinehart | quando il caso diventa una filosofia di vita

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C’è una notte del 1968, in un appartamento di Manhattan, in cui uno psichiatra annoiato lancia un dado. Un gesto infantile, quasi ridicolo. Eppure quella piccola faccia con l’ uno rivolta verso il soffitto innesca una delle reazioni narrative più esplosive della letteratura americana del dopoguerra. L’uomo dei dadi — pubblicato originariamente in inglese come The Dice Man nel 1971 da George Cockcroft sotto lo pseudonimo Luke Rhinehart — è un libro che nella sua prima incarnazione britannica venne sequestrato, messo all’indice, letto di nascosto come un pamphlet sovversivo. Non è un thriller, non è un romanzo psicologico nel senso classico del termine: è qualcosa di molto più scomodo, un oggetto letterario che interroga il lettore su chi sia davvero, su quante vite stia tenendo compresse dentro la gabbia del suo io.🔗 Leggi su Nonewsmagazine.com

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