Fagnani l’eroe negativo Savi e i limiti di un format crime sbagliato

Negli ultimi anni, i programmi televisivi dedicati al crimine hanno attirato molta attenzione, ma spesso si sono scontrati con problemi legati alla forma e alla sostanza. In particolare, alcuni format hanno mostrato limiti evidenti, soprattutto quando si tratta di rappresentare storie di cronaca nera. Recentemente, un caso ha portato alla luce le criticità di queste trasmissioni, evidenziando come la spettacolarizzazione possa compromettere la qualità dell’informazione.

La televisione non è un mezzo favorevole all’espressione del pensiero: non è un caso che i format di successo siano le interviste. Ma l’intervista televisiva soffre di un altro handicap congenito: costringe il pensiero di chi viene intervistato alla velocità. Si può rispondere a una domanda grave in velocità, con la rapidità che l’incalzare delle domande impone? È più un problema strutturale che morale, perché il format esige sintesi e, soprattutto, piccoli colpi di scena: così l’assassino intervistato da Franca Leosini o da Francesca Fagnani non sta evidentemente rendendo conto di sé: sta recitando una parte che il mezzo televisivo gli ha già scritto.🔗 Leggi su Lettera43.it

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