Più rischi ictus anche se il cuore batte lentamente

Uno studio britannico, presentato alla Conferenza dell’Organizzazione Europea per l’Ictus Esoc 2026, mette in discussione l’idea che una frequenza cardiaca bassa possa ridurre il rischio di ictus. I ricercatori hanno analizzato i dati di numerosi pazienti, scoprendo che anche un cuore che batte lentamente può essere associato a un aumento dei rischi di ictus. La ricerca sfata alcuni preconcetti sulla relazione tra ritmo cardiaco e salute cerebrale.

Non è sempre vero che una frequenza cardiaca molto bassa protegga dal rischio ictus. A dircelo è un nuovo studio britannico, presentato alla Conferenza dell’Organizzazione Europea per l’Ictus Esoc 2026. In pratica, ad aumentare il pericolo sarebbero sia una frequenza cardiaca a riposo molto bassa che una molto alta. Ictus? Questione di battito. I risultati, che arrivano dal più ampio studio a livello di popolazione ad esaminare questa relazione, mettono in discussione l’assunto che una frequenza cardiaca più bassa non comporti alcun pericolo. La ricerca ha analizzato i dati della UK Biobank: i ricercatori hanno seguito 460.000 partecipanti per una media di 14 anni, durante i quali si sono verificati 12.🔗 Leggi su Lapresse.it

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