Si può odiare il teatro e contribuire a cambiarlo? Per Perla Peragallo è stato così

Perla Peragallo ha sperimentato un percorso in cui, pur nutrendo antipatie verso il teatro e le sue pratiche, ha deciso di intervenire nel suo mutamento. La sua esperienza dimostra come sia possibile, anche da una posizione di critica, contribuire a rinnovare il modo di fare scena e recitazione. In oltre un secolo di storia teatrale, sono stati diversi i casi di chi ha trasformato le proprie avversioni in strumenti di cambiamento.

Si può odiare il teatro e contribuire a cambiarlo? Si può trovare insopportabile lo stare in scena, il recitare e riuscire a reinventare la presenza scenica e la recitazione? La risposta, se guardiamo al secolo abbondante che abbiamo alle spalle, non può che essere positiva. Sì, è possibile. Anzi, a ben guardare, è necessario. Dall’epoca delle avanguardie storiche e della nascita della regia, tutto lascia pensare che detestare il teatro diventi in qualche modo la precondizione per poter pensare e cercare di realizzare un altro teatro e dare vita a un altro attore, radicalmente diversi da quelli esistenti. L’invettiva attribuita a Eleonora Duse, e da tanti rilanciata, a cominciare da Gordon Craig (“Per salvare il teatro bisogna distruggere il teatro.🔗 Leggi su Ilfattoquotidiano.it

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