Non fu mai considerata una persona le motivazioni della condanna per il sequestro e l’omicidio di Cristina Mazzotti

In una sentenza relativa al sequestro e all’omicidio di Cristina Mazzotti, il giudice ha evidenziato che la vittima non fu mai trattata come una persona da restituire, ma piuttosto come un bene disponibile e utilizzabile nel contesto del profitto. Le motivazioni della condanna si concentrano sulla mancanza di riconoscimento della sua umanità, sottolineando come fosse considerata un elemento sacrificabile nell’ambito di attività criminali.

Cristina Mazzotti non fu “mai considerata come persona da restituire salva una volta conclusa la trattativa, ma come bene disponibile, fungibile e consumabile nel perseguimento del profitto”. È quanto scrivono i giudici della Corte d’Assise di Como nelle motivazioni della sentenza che, lo scorso 4 febbraio, ha portato alla condanna all’ergastolo di Demetrio Latella e Giuseppe Calabrò, ritenuti responsabili del sequestro e dell’omicidio della diciottenne. Era l’1 luglio 1975 quando la ragazza – che stava rientrando nella villa di famiglia, dopo aver festeggiato il diploma insieme ad amici – venne prelevata da un gruppo di banditi. Il giorno successivo al padre, un industriale dei cereali, fu chiesto il riscatto.🔗 Leggi su Ilfattoquotidiano.it

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