Errore nostro! Escludere Russia e Israele dai premi della Biennale non è censura

Recentemente si è assistito a una decisione di escludere Russia e Israele dai premi della Biennale, suscitando discussioni sulla natura di questa scelta. Un articolo ha commentato che questa esclusione non rappresenta una forma di censura, sottolineando che si tratta di un errore che può essere corretto senza causare rotture. La questione ha generato un dibattito sui limiti e le implicazioni delle decisioni prese in ambito culturale e artistico.

Chi non fa, non falla, dice il proverbio. Anche nei giornali sono frequenti gli errori, ma basta correggersi e amici come prima. CORREZIONE. Venerdì scorso abbiamo definito “censura” la decisione della giuria della Biennale di Venezia di escludere dai premi Russia e Israele poiché i loro governi sono sotto processo davanti alla Corte penale internazionale per crimini contro l’umanità. Così però abbiamo impostato la questione nei termini semplicistici della contrapposizione tra libertà dell’arte e censura politica (lo ha fatto anche Zaia l’altro ieri). In realtà la Biennale non è mai stata uno spazio neutrale, né potrebbe esserlo. Non funziona secondo il modello ingenuo di un’arena artistica universale, “zona franca rispetto ai conflitti” (Buttafuoco) o “ponte fra opposte sponde” (Cacciari).🔗 Leggi su Ilfattoquotidiano.it

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