Banda della Uno bianca Roberto Savi | Facevamo favori ai Servizi parlavo con loro La rabbia dei familiari delle vittime

Durante un'intervista, Roberto Savi, membro della banda della Uno bianca, ha dichiarato di aver ricevuto chiamate dai Servizi e di aver collaborato con loro, svolgendo favori su richiesta. Ha anche riferito di viaggi frequenti a Roma, passando due o tre giorni alla settimana nella capitale. Le sue parole sono state ascoltate nel contesto delle indagini che coinvolgono il gruppo criminale e le sue connessioni con le autorità.

“Ogni tanto venivamo chiamati: ‘Facciamo così’, e facevamo così”. E ancora: “Tutte le settimane, passavo due o tre giorni a Roma”. Favori in cambio di copertura: in questa maniera, la Banda della Uno bianca sarebbe riuscita ad andare avanti con i suoi crimini, che costarono la vita a 24 persone, per ben sette anni. È quanto ha sostenuto Roberto Savi, ex poliziotto e insieme al fratello Fabio uno dei capi della banda, in un’ intervista concessa a Francesca Fagnani per “Belve Crime” in onda su Raidue martedì sera. In sostanza, confermando quanto disse in passato (“Ad un certo punto della storia si sono inseriti dei personaggi che non sono dei delinquenti, i quali ci hanno garantito la copertura della rete investigativa”) Savi – recluso da 32 anni – prospetta un legame con pezzi deviati dei Servizi segreti.🔗 Leggi su Ilfattoquotidiano.it

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© Ilfattoquotidiano.it - Banda della Uno bianca, Roberto Savi: “Facevamo favori ai Servizi, parlavo con loro”. La rabbia dei familiari delle vittime

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