La scacchiera dove la geopolitica regola spesso i suoi conti
La scacchiera è spesso teatro di tensioni tra nazioni e personaggi di spicco, come si è visto nel corso degli anni attraverso partite tra campioni famosi e confronti tra stati coinvolti in crisi politiche e conflitti. Dal confronto tra grandi maestri alle sfide tra paesi in guerra o in contesa, il gioco assume più di un semplice valore strategico, diventando simbolo di lotte diplomatiche e rivalità culturali.
Da Fischer-Spassky alla Russia di Vladimir Putin, dall’Ucraina ai talebani, da Sara Khadem alle sorelle Polgár: il gioco più silenzioso del mondo resta un campo di battaglia politico, diplomatico e culturale. C’è stato un tempo in cui bastava un’apertura “gambetto di donna” o cavallo in f3 per scatenare i giornali di mezzo mondo, sull’asse Washington e Mosca. I giornalisti arrivavano a mobilitare il Pentagono, il Cremlino e persino la paranoia nucleare. Eravamo negli anni Sessanta, quando Bobby Fischer, un ragazzo di Brooklyn, scontroso e preciso come un revisore dei conti, aveva deciso di sfidare non soltanto i grandi maestri sovietici, ma un’intera idea del mondo.🔗 Leggi su Laverita.info

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