La disinformazione come alibi Quando l’errore di analisi diventa colpa del nemico

Negli ultimi tempi si assiste a una diffusione crescente di argomentazioni che attribuiscono ogni errore o fraintendimento alla presenza di disinformazione o manipolazione. Questa narrativa tende a considerare il nemico come unico responsabile di eventuali fraintendimenti, anche quando si tratta di analisi o valutazioni soggettive. La discussione ruota intorno alla convinzione che molte criticità siano il risultato di operazioni ostili mirate a influenzare l’opinione pubblica.

Oggi circola una tesi tanto diffusa quanto insidiosa: tutto è disinformazione, tutto è manipolazione, tutto è operazione ostile. Il nemico, reale o presunto, orchestra, distorce, inquina il campo informativo. Noi subiamo. È una tesi seducente: sposta altrove la responsabilità. Invece di chiederci chi ci manipola dovremmo chiederci perché siamo così propensi a sentirci manipolati. La disinformazione esiste, naturalmente, ed è ampiamente documentata, a partire dai report del Nato Strategic Communications Centre of Excellence. Il problema nasce, però, quando l’eccezione diventa grammatica universale. Quando ogni errore interpretativo viene attribuito a una regia esterna e ogni complessità ridotta a complotto.🔗 Leggi su Formiche.net

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