Marta Paterlini neuroscienziata | Il mondo non si esplora solo con le dita sui touchscreen ma anche con le mani che sfiorano stringono accarezzano Quando il tatto manca scatta la fame di pelle

Una neuroscienziata ha spiegato che il tatto non si limita a interagire con gli schermi touch, ma coinvolge anche mani che sfiorano, stringono e accarezzano. In un saggio, l’autrice descrive l’epidermide come un organo sociale, fondamentale per l’identità personale e le relazioni con gli altri. La studiosa sottolinea come la mancanza di contatto tattilo possa generare una sensazione di desiderio di pelle.

Lei è una neurobiologa, cosa l’ha spinta a soffermarsi sullo studio del tatto? «Pur occupandomi di neurogenesi nel cervello umano, l’idea è nata durante la pandemia, quando l’assenza di contatto con i miei cari mi ha fatto riflettere sul suo valore. Ho analizzato l’impatto che il tatto può avere sul nostro stato mentale, soprattutto a seguito della malattia di mia madre: le carezze la tranquillizzavano, nonostante il dolore. Da quel momento ho iniziato a farmi domande sui meccanismi biologici alla base di questo effetto». Come mai la ricerca sul tatto è stata a lungo trascurata rispetto agli altri sensi? «Il tatto è dato per scontato ed è difficile immaginarne l’assenza, a differenza di vista e udito.🔗 Leggi su Vanityfair.it

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© Vanityfair.it - Marta Paterlini, neuroscienziata: «Il mondo non si esplora solo con le dita sui touchscreen, ma anche con le mani che sfiorano, stringono, accarezzano. Quando il tatto manca, scatta la “fame di pelle”»

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