Orbàn Ìstanbul e altri disastri fonetici della tv italiana

Recentemente si è parlato di come la pronuncia dei nomi stranieri continui a rappresentare una sfida per la televisione italiana, con alcuni casi che sono diventati oggetto di battute e critiche. Tra i protagonisti di queste discussioni ci sono figure politiche e personalità internazionali, spesso protagoniste di errori fonetici che finiscono per attirare l’attenzione del pubblico. Questi episodi evidenziano come la corretta pronuncia rimanga ancora una questione aperta nel panorama mediatico italiano.

Ci siamo liberati di Viktor Orbán (evviva), non però della cattiva pronuncia del suo cognome. Anzi, nei servizi televisivi e nei talk show che inevitabilmente tornano sull’argomento, e specialmente nella bocca di quelli che amano fare gli splendidi, la pronuncia sbagliata si intensifica, si consolida, dilaga. Tanto che ormai ha preso piede, contagiando le masse: Orbán con l’accento sulla a. Fenomeno tanto più singolare in quanto, per un riflesso condizionato derivante dall’estensione alle altre lingue della presunta pronuncia anglofona, noi italiani tendiamo a pronunciare le parole straniere ritraendo l’accento sulla prima sillaba – errore anche nell’idioma inglese, che, per esempio, non pronuncia “rèport” ma “repòrt”, non “pèrfomance” ma “perfòrmance”, non “pòlice” ma “polìce”.🔗 Leggi su Linkiesta.it

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