Meno Cina più Brasile Il modello americano delle terre rare che piace all’Europa
Negli ultimi mesi si è assistito a un cambio di rotta nelle strategie di approvvigionamento di terre rare, risorse fondamentali per molte industrie. L’Europa punta a ridurre la dipendenza dalla Cina, che finora ha avuto un ruolo dominante nel settore, e si rivolge sempre più al Brasile, paese che sta assumendo un ruolo crescente nella produzione e fornitura di questi materiali. La tendenza si inserisce nel quadro di un modello statunitense che sta influenzando le scelte di molte nazioni.
La filosofia è sempre stata quella, tagliare i ponti con la Cina, padrona sempre meno assoluta delle terre rare sparse per il globo, il nuovo metro di misura della competitività. Per gli Stati Uniti è sempre stato un imperativo, inconcepibile dipendere dalle miniere del Dragone, dominus delle materie critiche con una quota tra il 70 e il 90% tra estrazione e raffinazione. Un modello che, nel tempo, ha fatto scuola, contagiando anche la stessa Europa. Il copione è un po’ lo stesso, tessere accordi con Paesi terzi e fuori dall’orbita cinese per creare una rete di approvvigionamenti libera dalle catene di Pechino. E, ancora una volta, la strada di Washington si incontra con quella del Brasile. Usa Rare Earth, colosso minerario dell’Oklahoma e partecipato al 10% dal governo americano, ha infatti raggiunto un accordo definitivo per l’acquisizione del 100% del gruppo brasiliano Serra Verde. 🔗 Leggi su Formiche.net

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